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28-29 SETTEMBRE 2018

III Convegno nazionale – Le mille sfumature del dolore e della speranza –

Dal diario di un viaggio ad Assisi.

La narrazione ha un ruolo molto importante nel percorso di riconoscimento e gestione delle proprie emozioni, e di emozioni ce ne sono state tante ad Assisi dove un piccolo gruppo di volontari Cucchini ha partecipato al convegno nazionale organizzato dall’associazione “Figli in Paradiso” sul tema del lutto per la morte di un figlio. Ecco allora che ci fa piacere condividere con voi alcuni frammenti di quelle giornate tratti da un immaginario diario di viaggio.

GIOVINETTO, DICO A TE, ALZATI!

E’ mattina, siamo ad Assisi, Domus Pacis. Scesi dall’auto ci avviamo di fretta alla reception per consegnare i bagagli e farci indicare la sala dove si sta svolgendo il convegno. Succede tutto rapidamente e siamo già seduti in ascolto. Cerco di resettare il lungo viaggio dalla mente per concentrarmi sul tema della relazione. Prendo in mano la brochure del convegno per capire a che punto siamo ma la mia attenzione viene attratta e leggo sul volantino: “Associazione Figli in Paradiso”. Immediatamente mi rendo conto che i miei nuovi compagni di viaggio di questi due giorni ad Assisi sono genitori che hanno perso un figlio e nel loro percorso di fede vivono o tentano di vivere, tra le “mille sfumature del dolore e della speranza”. Sono un intruso penso, e non sono degno neanche di avvicinare il dolore di queste persone; non riesco ad ascoltare le fasi finali del primo intervento ma mi guardo intorno e osservo: mi stupisco nel vedere molti uomini e donne, padri e madri non più giovani, ormai di una certa età e mi domando se è davvero così lungo e senza sosta il percorso che un genitore deve compiere per elaborare il lutto per la morte di un figlio o di una figlia. Il tempo solo di prendere consapevolezza che anche stavolta saranno due giorni di emozioni intime che, il relatore successivo, don Francesco, ci “maltratta” con la sua oratoria decisa e trascinante nel darci la sua lucida riflessione spirituale sull’episodio della Vedova di Naim tratto del Vangelo di Luca. Una madre, già vedova, accompagna fuori dalla città il corteo funebre del giovane figlio morto, quando incontra Gesù che, mosso a compassione, ferma il feretro, appoggia una mano sulla spalla della donna e rivolgendosi al ragazzo gli dice: “Giovinetto, dico a te, alzati!”. Le sue sono considerazioni che pesano come macigni, soprattutto per una platea che darebbe la vita per riavere il proprio figlio. La riflessione centrale è sulla consapevolezza per un genitore che, per quanto assurdo possa sembrare, il figlio morto non gli appartiene: lo deve lasciar andare affinchè lui, libero, possa tornare e, seduto sulla sua bara, possa cominciare a parlargli.

Il tema del perdono è tornato nuovamente e con più evidenza nel corso del convegno come strumento da considerarsi a dir poco terapeutico nel percorso di guarigione dalla perdita di un figlio. Proprio come un farmaco anche il perdono va assunto facendo appello alla nostra volontà che è una forma di energia interiore molto potente. La scelta del perdono richiede un grande sforzo talvolta doloroso ma che ci consente una sorta di liberazione dal passato che ci tiene prigionieri. Non si deve temere che il perdono cancelli il passato o ci richieda di tollerarlo o giustificarlo. Il perdono è piuttosto in grado di trasformare il presente. Il perdono deve  innanzitutto essere rivolto a noi stessi: per non essere stati in grado, per aver promesso ciò che poi non è accaduto, per aver alimentato speranze poi vane, per esserci arresi, per aver fatto tabula rasa attorno a noi. Il perdono verso noi stessi è un dono che ci facciamo e che ci consente di accettarsi, qui ed ora. Più difficile il perdono verso gli altri che sono stati causa della nostra sofferenza o verso coloro che ci giudicano senza sapere e poter comprendere. Non riuscire a dare il perdono ci costringe ad essere vittime assolute di una vita prigioniera del passato, intrisa di astio che può minare la nostra salute fisica e portarci allo sconforto interiore, all’apatia, al vuoto. Al contrario, il potere del perdono si auto alimenta e porta alla pacificazione della mente. Ma come si fa a giungere ad un traguardo così importante ed apparentemente distante dalle possibilità umane? Un ruolo importante lo possono giocare i gruppi di auto mutuo aiuto laddove si può condividere la fatica del perdono, così come un valido strumento di autoguarigione può essere la scrittura di un diario o di una lettera rivolta direttamente a coloro i quali sono stati causa della nostra sofferenza. E’ un buon consiglio, penso. A casa scriverò di queste giornate ad Assisi con la speranza di poter condividere con altri anche solo un piccolo frammento delle emozioni che ho provato.

Franco

 

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2019-09-27T16:14:46+00:00